Giovanni Rappazzo, inventore di un sistema di sonorizzazione dei film

di Franco La Magna,
(tratto dal volume di recente pubblicazione: “STORIA DEL CINEMA IN SICILIA (1895-1931)”, ALGRA Editore, 2024, pp. 245 – 249).

Il messinese Giovanni Rappazzo, inventore e appassionato di cinema, nel 1921 brevettò un sistema di sonorizzazione dei film con molti anni di anticipo rispetto agli americani. Tuttavia per mancanza di fondi e di qualsiasi sostegno da parte di altri investitori non poté sfruttare industrialmente la sua invenzione. Allorchè nel 1927 ad Hollywood si iniziarono a produrre ufficialmente film sonori Rappazzo si sentì defraudato e per tutta la vita fece di tutto perchè gli venisse riconosciuta la paternità dell’invenzione.

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Giovanni Rappazzo inventore Singolare e degno di amara riflessione appare il caso del giovane messinese Giovanni Rappazzo, inventore di un sistema di sonorizzazione, ma rimasto purtroppo inascoltato. Nel lontano 1913 in un’arena di Messina, l’Eden Cinema-Concerto di proprietà di Luigi Rappazzo e di tale Cacciola, Giovanni Rappazzo fratello del proprietario (allora studente e operatore dello stesso Eden) proietta per sbaglio sullo schermo un film con le immagini capovolte. Le urla e i fischi del pubblico gli fanno nascere l’idea del cinema sonoro. Poco tempo dopo a un pubblico letteralmente atterrito, che addirittura crede si tratti di un’opera del diavolo, egli sarà in grado di proiettare poche immagini sonore: una nave-traghetto in procinto di partire, automobili sbuffanti, una locomotiva a vapore, grida e suoni vari. Il quasi ventenne Giovanni Rappazzo (nato il 15 ottobre 1893 nella città peloritana, che lentamente sta rinascendo dalle macerie dopo lo spaventoso sisma del 1908) ha messo a punto in totale solitudine, lavorando alacremente durante un’infinità di notti insonni nella bottega «Au bon marchè» (di proprietà della stessa famiglia), un sistema di sonorizzazione della pellicola, che chiamerà «Pellicola cinematografica a impressione contemporanea di immagini e suoni» e che brevetterà – per una serie di circostanze avverse (non ultima lo scoppio della prima guerra mondiale) – soltanto nel 1921 insieme a un secondo rivelatore foto-elettrico a selenio.
Completati gli studi alla Regia Scuola Industriale Verona Trento e conseguito il diploma di Perito Industriale, assunto dalla Società Elettrica della Sicilia (sub agenzia di Milazzo) da dove presto si licenzia, Rappazzo si trasferisce a Milano sperando inutilmente (ancor prima d’averla brevettata) che le case cinematografiche del Nord possano finanziare la sua invenzione e nel frattempo occupa un posto di collaudatore di magneti per aviazione e di macchine elettriche. Con la fine della guerra del 1915-18 si trasferisce, dopo Milano, a Genova dove entra nello stabilimento Ansaldo con la qualifica di tecnico specialista. A fine lavoro, nelle ore pomeridiane e serali, crea corsi rapidi per elettricisti e meccanici nei centri industriali di Bolzaneto, Ponte Decimo e Sestri Ponente, finché a Cornigliano Ligure fonda la prima Scuola di Cinematografia Sonora con personale tecnico e artistico specializzato.
L’invenzione viene brevettata con il numero 195883 il 19 febbraio 1921, poi completata e supportata da altri tre successivi brevetti. Tutto sembra procedere per il meglio, ma nonostante la firma di un contratto per lo sfruttamento della geniale invenzione (che costituisce un radicale miglioramento rispetto ai rudimentali e inapplicabili tentativi similari portati avanti da altri inventori, come quelli del francese Lauste, già nel 1906) l’industria cinematografica italiana ne ignora le enormi potenzialità, preferendo investire sui lauti e immediati guadagni assicurati dal muto piuttosto che rivolgere l’attenzione alla ricerca:

“Nel 1928-29 altre notizie giungono in Italia dall’America, e particolarmente, che un certo ebreo, per nome William Fox, avventuriero, sarto e acrobata, piombato in America chissà da quale Stato europeo, comprese l’importanza della celebre Invenzione del Rappazzo, diffusa da questo per il mondo, nella ricerca di un incognito danaroso «per industrializzare la sua Invenzione» Il Fox venuto a conoscenza della scaduta invenzione, «DIO sà per quali canali», la usurpò e industrializzandola a suo esclusivo uso e consumo speculativo in America, trasse una immensa ricchezza, trascurando totalmente l’inventore originario italiano Giovanni Rappazzo, da quale trasse tanta fortuna.” [nota 320]



Per tutta la vita, tanto tenacemente quanto inutilmente, Giovanni Rappazzo tenterà di dimostrare la bontà della sua invenzione:

“La mancanza di capitali, l’abbandono in cui l’inventore venne lasciato, le necessità impellenti del viver quotidiano fecero si ch’egli dovette impiegarsi come operaio specializzato in varie fabbriche italiane costruttrici di materiale elettrico e occuparsi dell’impresa audace e geniale a tempo perso. Così Rappazzo potette sviluppare e completare i suoi studi sulla cinematografia sonora, e come egli ci ha assicurato, risolvere questioni tali che porteranno un maggior contributo rivoluzionario allo stesso stato attuale della fono cinematografia. I suoi più recenti studi vertono sulla radio-cinematografia sonora. Le conclusioni a cui Rappazzo è addivenuto sono di uno straordinario interesse. L’inventore è pronto a darne la dimostrazione, ma solo quando la collaborazione di un adeguato capitale gli potrà garantire che nessuno potrà profittare dei suoi e delle sue esperienze. La radio-cinematografia-sonora Rappazzo ha il vantaggio di potersi sfruttare con poca spesa e di potersi radiare da un’unica centrale in tutte le stazioni riceventi sparse nel mondo. Auguriamo al valoroso messinese che i capitalisti italiani concorrano validamente alla realizzazione dei suoi studi e che egli possa in Patria conseguire il pieno coronamento delle sue fatiche.” [n. 321]


Il caso Rappazzo viene inutilmente riesumato qualche anno dopo l’interessamento di «Cine Mondo» anche dal periodico «Al Cinema» atto a sollecitare l’intervento delle autorità competenti, che resteranno sempre sorde alle istanze dell’oscuro inventore della città peloritana:

“È nostro dovere di italiani mettere le cose a posto. L’Italia non è stata seconda a nessuno; anche nel campo del film sonoro, noi, per primi, abbiamo segnato la via, costruendo e brevettando gli apparecchi necessari, e, se tale invenzione non ebbe campo d’affermarsi, ciò fu dovuto principalmente alla mancanza di capitale ed all’egoismo stupido e gretto di certi ingegneri che mal sopportano che un intelligente operaio si affermi nel campo della Scienza. Additiamo quindi questo oscuro inventore alle competenti Autorità in quanto lo aiutino finanziariamente nei suoi studi, poiché egli ci ha confidato che è suo proposito sviluppare e perfezionare l’invenzione per conseguire un nuovo brevetto, liberando così l’Italia dal servaggio monopolistico del film sonoro straniero.” [n. 322].


La storia prenderà però tutt’altra direzione. Giovanni Rappazzo morirà ultracentenario nella sua Messina, del tutto ignorato, nel 1996. Oltre all’apertura di nuove sale, alla segnalazione dei film in programmazione (talvolta accompagnati da rudimentali note critiche), dei nomi di esercenti, distributori, di qualche attore e dell’indicazione toponomastica di depositi, le riviste del tempo non comunicano altri particolari avvenimenti cinematografici nella città peloritana.

____________

[320]. Giovanni Rappazzo, Biglietto d’ingresso a prezzo ridotto, La grafica editoriale, Messina, 1933, p. 39. Si tratta di una delle ipotesi formulate dallo stesso Rappazzo anche nelle sue memorie inedite, custodite dalla nipote Caterina Pappalardo Fogliani, conservatrice della memoria storica dell’inventore messinese, dove svetta quella che, sempre ipoteticamente, attribuisce a Fox la responsabilità della «[…] misteriosa scomparsa del registro dei verbali di deposito contenente i preziosi documenti da brevettare col n. 43/17, all’Ufficio Centrale Brevetti di Roma ed a quello della Proprietà Intellettuale della Regia Prefettura di Genova», avvenuta durante i mesi di una spedizione di una troupe americana giunta in Italia nel 1924 per girare nella capitale le riprese di Ben-Hur (1925) regia di Fred Niblo. Spariti, quindi, i preziosi documenti al n.43/17 del Brevetto completivo del Film Sonoro, tutti i ragguagli costruttivi sarebbero pervenuti nel 1925 a disposizione di Fox, che avrebbe beneficiato dell’invenzione realizzando il cinema sonoro. Nessun seguito avrebbe avuto la catasta di lettere e denunce reiterate per anni e anni dallo stesso inventore. Rientrato a Messina, dove presterà servizio come insegnante al Verona Trento, Rappazzo inutilmente si appellerà al tribunale dell’Aja, all’Onu e a tutti i governi italiani susseguitesi durante la sua lunghissima vita (è morto a 103 anni); cfr. ancora Giovanni Rappazzo, Una vita per il cinema, Messina, 1979 e l’articolo Dove, quando e come nacque il «film sonoro», dello stesso Rappazzo, in Arte e artisti messinesi, Messina, s.d., p. 27.

[321]. C. La Rosa, Gli inventori del fonofilm. Altre notizie sull’attività di Giovanni Rappazzo, «Cine Mondo», Torino, Anno III, n. 47, 5 settembre 1929 – VII, p. 20, che ricostruisce brevemente la carriera del messinese; v. ancora Il fono cinematografo. Due italiani precursori delle «talkie», in «Cine sorriso illustrato», Torino, Anno V, n. 34, 25 agosto 1929 (VII), p. 13.

[322]. C. La Rosa, «Al Cinema», Torino, Anno VIII, n. 34, 25 agosto 1929, p. 8. Una nota in calce allo stesso servizio, che pubblica anche un disegno dell’«Elettrocinefono» di Rappazzo, avverte che del caso si sta occupando anche la stampa quotidiana affinché l’invenzione possa essere lanciata sul mercato, stigmatizzando sull’ignoranza di «certi pseudo-cineasti» e formulando a Giovanni Rappazzo i più fervidi auguri.


Si ringrazia Franco La Magna, storico del cinema e critico cinematografico, per questo articolo tratto dal volume “Storia del cinema in Sicilia (1895-1931)”, ALGRA Editore, Viagrande (Catania), 2024, pp. 245-249. La foto che ritrae Giovanni Rappazzo è tratta dal medesimo saggio dell’autore. Brano pubblicato su questo sito web il 3 dicembre 2025.

Pagina web di Franco La Magna: facebook/Gruppo di parlando di cinema in Sicilia

Per saperne di più sull’epoca del cinema muto in Sicilia:


Giovanni Rappazzo inventore
STORIA DEL CINEMA IN SICILIA (1895-1931)
di Franco La Magna
Algra Editore
Pagine 545

Giovanni Rappazzo inventore
La SFINGE DELLO JONIO. Catania nel cinema muto (1896 – 1930)
di Franco La Magna
Algra Editore
Pagine 356

Pina Menichelli

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