Il Museo d’Arte Contemporanea (MAC) di Gibellina (Tp)

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Il Museo d'Arte Contemporanea di GibellinaIl Museo d’Arte Contemporanea (MAC) di Gibellina ha la sua sede ufficiale in Viale Segesta, nella nuova struttura aperta nel 2021. In essa si possono ammirare 400 delle 1800 opere d’arte di cui dispone l’istituzione culturale, una delle più ricche d’Italia. Altre sono temporaneamente custodite nei magazzini ed esposte periodicamente a rotazione. Ma molte altre ancora si trovano fuori dal museo, nelle vie e nelle piazze della nuova Gibellina, ricostruita a partire dagli anni ‘70 a pochi chilometri dalle rovine della precedente cittadina.

Sia a Gibellina come in molti altri paesi della Valle del Belìce il 1968 è un anno che fa da spartiacque tra un prima e un dopo. A partire dal 14 gennaio di quell’anno una serie di violenti terremoti ridussero in rovine numerose località, in particolare quelle più vicine all’epicentro, come appunto Gibellina, ma anche Poggioreale, Salaparuta, Montevago ed altre ancora. Si contarono anche centinaia di vittime e migliaia di feriti. Ma fu anche il grave danno socio-economico quello che pesò a lungo termine sulla Valle del Belìce poiché molti dei sopravvissuti preferirono emigrare constatando anche la lentezza della ricostruzione e sentendosi abbandonati dallo Stato.

Per cercare di ovviare a questa situazione il nuovo sindaco di Gibellina, Ludovico Corrao, lanciò un appello agli artisti di arte contemporanea affinché realizzassero opere e monumenti da donare alla nuova Gibellina che si stava per costruire ex novo. Risposero subito gli artisti siciliani Pietro Consagra, Carla Accardi ed Emilio Isgrò. Negli anni successivi anche molti altri, tra cui Mario Schifano, Giulio Turcato, Arnaldo Pomodoro, Gino Severini, Alighiero Boetti, Fausto Melotti, Giuseppe Uncini, Toti Scialoja e il gruppo Forma 1, parteciparono a quest’artistica gara di solidarietà.

Ancora oggi molte opere di grandi dimensioni si trovano all’aperto nelle vie e nelle piazze della nuova cittadina. Fra queste si possono ricordare: la Montagna di Sale di Mimmo Paladino (1991), un cumulo di cemento, vetroresina e pietrisco, con trenta cavalli di legno, in piedi o coricati; la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni e Luisa Anversa (1985-2005) dall’essenziale struttura quadrata dominata da una sfera bianca, come una cupola in stile moderno sopra l’abside; presso di essa, l’Aratro di Didone di Arnaldo Pomodoro (1986), e sempre del medesimo artista la Ragnatela (1985); la Fontana di Andrea Cascella (1986); la Stella di Pietro Consagra, in acciaio, alta 26 metri (1981) all’ingresso di Gibellina Nuova (del medesimo Pietro Consagra si trovano anche altre opere tra le quali I Cancelli di accesso al Museo delle Trame Mediterranee (1983), la Città di Tebe (1988), Senza Titolo (1989) ed altre ancora).

In stile artistico contemporaneo sono anche molti edifici: oltre alla già citata Chiesa Madre, si possono ad es. ammirare La Casa del Farmacista (1980) e Casa Pirrello (1990) entrambi realizzati da Franco Purini e Laura Thermes, autori anche del Sistema delle Piazze (1990) composto da tre piazze delimitate ai lati da due lunghi portici; il Teatro progettato da Pietro Consagra (1984); il Palazzo del Municipio (1972) di Alberto e Giuseppe Samonà, e Vittorio Gregotti; ed ancora altri. Ma poco distante dalla città si trova un monumento che come un moderno mausoleo racchiude l’intera memoria della vecchia Gibellina, ovvero il Grande Cretto (cioè piene di crepe) progettato dall’artista Alberto Burri. Si tratta di 122 blocchi di cemento bianco che racchiudono le macerie della vecchia cittadina, evidenziando le antiche vie e gli isolati delle antiche abitazioni. Il Grande Cretto iniziato nel 1985, dopo vicende di interruzioni e difficoltà burocratiche venne completato nel 2015.

Il Museo d'Arte Contemporanea di GibellinaMolte altre opere sono invece esposte all’interno del museo di Viale Segesta. Istituito nel 1980 grazie alla donazione, da parte del collezionista Nino Soldano, di 83 opere di artisti vari, comprende otto sale in una delle quali – Museo en plen air – sono raccolti i modelli e i bozzetti delle opere che si trovano in città.

Un’altra sala espone alcuni quadri di grandi dimensioni del pittore Mario Schifano. La collezione fa parte del Ciclo della Natura, una serie di opere realizzate nel 1984 proprio a Gibellina e dedicate alle forze della natura.

In un ampio corridoio sono esposte le opere donate nel 1980 dal già citato collezionista e gallerista milanese (ma nato a Sciacca) Nino Soldano. Fra esse spiccano i nomi di Renato Guttuso, Emilio Isgrò, Corrado Cagli, Lucio Del Pezzo, Luca Patella, Arnaldo e Giò Pomodoro, Pino Pinelli, Mario Staccioli, Emilio Scanavinio, Nanda Vigo, Claudio Parmeggiani, Tullio Pericoli e molti altri. Nino Soldano si prodigò negli anni ottanta anche per la realizzazione degli spettacoli teatrali a Gibellina attivandosi come intermediario tra istituzioni, scenografi e attori.

Nella sala denominata Il ‘900 tra astrattismo e realismo sono esposte alcune opere dei rappresentanti delle due maggiori correnti pittoriche del secolo scorso, appunto il realismo naturalista e l’astrattismo. I quadri presenti riportano i nomi di Vittorio Corona, Beniamino Joppolo, Fausto Pirandello (figlio del grande drammaturgo Premio Nobel), Ernesto Treccani, Lia Pasqualino Noto e Gianbecchina.

La corrente astrattista diede vita nel 1947 al movimento artistico Forma 1 a cui è intitolata un’altra sala del museo. Al suo interno sono esposte le opere di artisti quali Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Ugo Attardi e Pietro Consagra. Il movimento Forma 1 – che si richiamava anche ideologicamente al marxismo e al formalismo – intendeva rendere internazionale l’arte italiana inserendola nel filone dell’astrattismo europeo.

Le due sale Dalla Scuola di Piazza del Popolo alle poetiche dell’Astrattismo e dell’Informale illustrano il panorama artistico tra gli anni ‘50 e ‘80 del secolo scorso. Sono presenti opere di artisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo come Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano, Mimmo Rotella. Ma anche di Renata Boero, Ugo Carrega, Pino Pinelli, Umberto Mastroianni e Carlo Belli esponenti dell’astrattismo geometrico e archetipale. Gran parte delle opere presenti in questa sezione espositiva appartengono al movimento dell’Informale: sia Gestuale – che si ispira all’Action Painting americana dei maestri Jackson Pollock, Franz Kline e Willem de Kooning – sia l’Informale Materico (dagli anni ‘50 in poi) che inserisce sulla tela materiali plastici di uso comune, rendendo la superficie del quadro tridimensionale. Fra gli esponenti dell’Informale Materico si contano Jean Fautrier, Antoni Tápies, Jean Dubuffet e l’italiano Alberto Burri.

La sala denominata Dalla Transavanguardia ai nuovi scenari dell’arte contemporanea presenta opere dallo stile eterogeneo, realizzate da artisti attivi dagli anni ‘70 – ‘80 fino ad oggi (Turi Simeti, Salvatore Provino, Nino Mustica, Claudio Verna ed altri). Il panorama artistico da quel periodo fino ad oggi è stato sempre più caratterizzato dalla perdita di appartenenza a movimenti specifici e dalla tendenza a un forte individualismo e originalità di stile.

Non meno interessante all’interno del museo è poi la collezione di fotografie scattate da fotografi come Mimmo Jodice, Letizia Battaglia, Melo Minnella, Vittorugo Contino, Arno Hammacher, Mario Giacomelli, Maria Mulas, Angelo Pitrone, Silvio Wolf. Esse documentano la Gibellina distrutta dal terremoto e l’opera di ricostruzione, comprese le opere artistiche donate e installate nelle vie e nelle piazze.

Il Museo dell’Arte Contemporanea di Gibellina si serve anche delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale per consentire la fruizione delle opere d’arte anche ai non vedenti e a chi è affetto da sordità. Nella sala dedicata a Mario Schifano inoltre tutti i visitatori possono interagire con le opere di questo artista, trasformate in realtà virtuale e proiettate in forma immersiva, modificandole e animandole a piacere. Una particolare tecnologia, DeepSoundMe, consente poi di trasformare le emozioni di chi ammira le opere d’arte in un’originale e peculiare colonna sonora che accompagna il visitatore all’interno delle varie sale.

Il MAC e l’intera città di Gibellina – proclamata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 – costituiscono sedi importanti dove poter ammirare straordinarie opere di grandi artisti dell’arte contemporanea. Altri musei presenti in città sono il Belìce/Epicentro della Memoria Viva, il Barriques Museum e il Museo delle Trame Mediterranee.




Nota. Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina osserva i seguenti orari: dal Martedì alla Domenica, h. 10 – 13:30; 15 – 18:30. Lunedì chiuso. Per altre informazioni si può consultare il sito web ufficiale del museo: www.macgibellina.it
Come arrivare a Gibellina Nuova.
Da Palermo e da Trapani imboccare l’Autostrada per Mazara del Vallo (A29) ed uscire allo svincolo per Salemi – Gibellina Nuova, quindi seguire le indicazioni per Gibellina Nuova.
Da Agrigento seguire la SS 115 in direzione di Castelvetrano, quindi imboccare l’autostrada A29 in direzione di Palermo. Uscire allo svincolo per Salemi – Gibellina Nuova, quindi seguire le indicazioni per Gibellina Nuova.

Fonti:

www.macgibellina.it

www.gibellinaartedavivere.it

Testo di Ignazio Burgio. Le immagini sono tratte da Wikipedia. La prima, sotto il titolo, ritrae l’ingresso al museo e ne è autore Civa61. La seconda a metà del testo è di HaguardDuNord, e ritrae la sala due del museo. Le altre nella galleria delle foto riportano i nomi dei rispettivi autori in calce. Articolo pubblicato il 29 maggio 2026.

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Tributo alla stupidità dei motori di ricerca. Il mio plugin wp per motori di ricerca mi suggerisce che per indicizzare al meglio questo articolo devo inserire almeno -5- volte la frase chiave “Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina”. Dunque al fine di evitare che l’articolo si possa indicizzare male se non si trova la frase Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina penso che sia opportuno inserire un certo numero di volte la frase Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina all’interno di questo testo. Ma al fine di non banalizzare lo stile di quest’articolo ripetendo fino alla noia la stessa frase, ritengo sia meglio aggiungere alla fine la frase Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina nascondendo il tutto alla vista dei pazienti lettori. Spero che in tal modo il mio plugin sia soddisfatto di aver trovato la frase in questione – Il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, ovviamente – e non si lagni più. E spero che i lettori non leggano mai questo testo, perchè è perfettamente inutile.