Il lungo relitto è proprio al centro della sala principale del museo, adagiato su di un finto fondale sabbioso su cui sono state lasciate alcune anfore. Mentre in sottofondo si ode lo scroscio delle onde, una luce di penombra che dà sul blu vuol rendere l’idea del fondale marino (la foto scattata da chi scrive è stata elaborata con luminosità e contrasto per rendere più visibile il relitto). L’impressione del visitatore che entra al Museo dei Relitti Greci a Gela è proprio quella di trovarsi di fronte a reperti straordinari. E in effetti lo sono.
Era il 1988 quando due subacquei di Gela, Gianni Occhipinti e Gino Morteo, scoprirono in località Bulala a 800 metri dalla costa, il relitto di una nave che giaceva sul fondo sabbioso ad una profondità di 5 metri. Insieme ad essa, alcune anfore e una gran quantità di pietre che dovevano servire da zavorra per stabilizzare la nave. La scoperta venne tenuta nascosta dalla Soprintendenza Archeologica per sei mesi finché nell’aprile dell’anno successivo su interessamento del presidente dell’Archeoclub di Gela, Nuccio Mulè, non ne fu data notizia sui giornali (ad es. su “La Sicilia” del 25 aprile 1989). Riportata in superficie nel corso di due missioni subacquee nel 2004 e nel 2008, si rivelò come un mercantile greco lungo 17 metri risalente a 2500 anni fa (500 – 480 a. C.). La nave doveva essere naufragata prima di arrivare al porto dell’antica Gela, e dunque prima di aver scaricato il suo carico costituito da olio, vino e raffinate ceramiche dipinte.
Restaurato a cura di laboratori specializzati a Portsmouth in Inghilterra, il relitto ritornò a Gela nel 2014. Non trovandosi tuttavia un luogo idoneo dove poterlo esporre rimase smontato e chiuso nelle casse fino al 2020 allorchè venne parzialmente rimontato ed esposto in occasione di due mostre sul mito di Ulisse, a Forlì (2020) e a Gela (2022). Nel 2021 iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova struttura museale nel Bosco Littorio (nei pressi del lungomare) che si sono conclusi nel 2024. All’interno di questa – il Museo dei Relitti Greci, appunto – si è realizzato l’anno successivo l’assemblaggio definitivo del relitto del mercantile.
Dell’antica nave rimangono dopo due millenni e mezzo solo la chiglia e la carena, insieme a una piccola parte del fasciame laterale. Come si usava normalmente nell’antichità, le assi di legno sono tenute insieme da funi annodate tramite piccoli fori fra una trave e l’altra. Una delle vetrine ai lati del relitto espone anche dei lunghi chiodi di bronzo recuperati insieme alla nave, ma essi venivano usati per fissare le travi più spesse, ed eventualmente per le riparazioni d’emergenza durante la navigazione.
Le altre vetrine contengono in primo luogo oggetti quotidiani della vita di bordo: un tripode in bronzo dove si accendeva il fuoco per cucinare, altarini e statuette religiose, uno scandaglio in bronzo, un amo da pesca, uno stilo per scrivere, uno zufolo. Oltre a ciò anche il carico recuperato: una piccola parte delle numerose anfore che contenevano olio e vino, le bisacce intrecciate impermeabilizzate con pece che proteggevano a loro volta le anfore, vasi dipinti di origine attica, ecc. Va considerato comunque che la nave certamente aveva già scaricato in precedenza presso altri porti alcune sue mercanzie (rimpiazzando dunque il peso mancante con i massi di zavorra trovati sott’acqua).
Nel 1990, due anni dopo la scoperta di questo mercantile, uno dei due sub, Gianni Occhipinti, rinvenne sott’acqua, ad appena un chilometro di distanza dal primo ritrovamento, il relitto di un’altra nave, denominata Gela II. Al sommozzatore essa apparve ricoperta da un gran numero di pietre di zavorra, ma tra esse rinvenne anche frammenti di ceramiche. Più piccola della prima – 15 metri – è stata datata al 450-425 a. C. Riportata in superficie nel 2024 è attualmente in fase di restauro, ed è prevista la sua esposizione al Museo dei Relitti Greci entro il 2029.
Cosa straordinaria, tra i resti del relitto sono stati recuperati dal fondale anche 39 lingotti grezzi di un materiale che, dopo le analisi di laboratorio, è stato identificato come ottone, ovvero una lega di rame e zinco (in proporzione di 80% rame, e 20% zinco).
Gli archeologi si sono trovati di fronte a quello che le fonti antiche chiamavano oricalco, un materiale ritenuto prezioso quasi quanto l’oro, degno di stare sul capo della dea Afrodite, secondo l’autore degli Inni omerici, ed estratto in gran quantità nell’isola perduta di Atlantide, secondo quanto scriveva Platone nel Crizia. Pochi oggetti di ottone-oricalco, come alcune monete di imperatori romani, erano giunti fino a noi, ma mai dei lingotti grezzi. Essi sono attualmente esposti in una delle vetrine del museo. Nella medesima vetrina fa bella mostra di sé anche uno splendido elmo corinzio di rame perfettamente conservatosi dopo 2500 anni in fondo al mare di Gela (ed esposto dopo essere stato ripulito da tutte le incrostazioni marine).
Le scoperte tuttavia non finirono qui. Nel 2014 infatti il subacqueo gelese Franco Cassarino rinvenne a circa 400 m. dal punto della prima nave, il relitto di un altro mercantile appartenente a un’epoca ancora precedente (VI sec. a. C.). Quella che risulta essere la nave greca più antica finora giunta fino a noi, si trova ancora in fondo al mare, in attesa di venire recuperata. Tuttavia l’allora direttore della Soprintendenza del Mare, Sebastiano Tusa, si preoccupò di recuperarne perlomeno il carico, costituito da vasi attici e corinzi.
Le navi greche ritrovate sui fondali di Gela – la prima delle quali esposta da pochi mesi al Museo dei Relitti Greci – non costituiscono solo importanti testimonianze dell’attività commerciale dell’antica colonia greca, ma rendono anche bene l’idea del livello della navigazione di Fenici, Cartaginesi, Greci e Romani, considerata da molti come limitata al solo Mediterraneo. In età ellenistica vennero costruite navi grandi come gli odierni transatlantici, e Greci e Romani fino alla fine dell’età antica percorrevano regolarmente l’Oceano Indiano, dal Mar Rosso fino all’India, approfittando dei Monsoni (chiamati “Venti di Ippalo”). Come c’informano gli autori latini, le Colonne d’Ercole (ovvero lo Stretto di Gibilterra) venivano spesso oltrepassate fino alla Britannia e al Mare del Nord. E alcuni storici e archeologi sospettano – sottovoce, obbligati dalla loro prudenza accademica – che gli “ananas” raffigurati a Pompei e presso altri musei, siano realmente i famosi frutti del continente americano: dunque già nel mondo antico qualche nave – forse anche fenicia o cartaginese – sarebbe riuscita ad attraversare l’Atlantico e a fare ritorno? Le dimensioni delle navi dell’epoca sicuramente l’avrebbero consentito.
Nel Museo dei Relitti Greci – la cui architettura ricorda quella di una nave, e il tetto di legno richiama una carena rovesciata – sono presenti anche dei display che raccontano per immagini le fasi della scoperta e del restauro del relitto. È prevista inoltre l’attivazione al primo piano di un ambiente in realtà aumentata dove i visitatori tramite speciali visori potranno ripercorrere la storia della navigazione in età antica.
Fonti.
Rosalba Panvini, Edoardo Tortorici, Alessandra Benini, e altri, La nave greca arcaica Gela I, in: “L’archeologo subacqueo”, 1-43, Gennaio-Aprile 2009.
Nuccio Mulè, Le navi greche di Gela, in: www.gelabeniculturali.it .
Antonio Asaro, Triremi greca scoperta a Gela, su: “La Sicilia”, 25-4-1988.
Sicilia, comincia il recupero dal mare della nave greca di Gela, del V secolo a.C. in: “Finestre sull’Arte”, 17-7-2024.
Relitto di 2500 anni fa rinvenuto nelle acque di Gela, in: “Giornale di Sicilia”, 6-11-2014.
Il mare di Gela restituisce il più antico relitto di nave greca mai ritrovato in Sicilia, in: “Fame di Sud”, 10-11-2014.
Kasia Burney Gargiulo, Dal mare di Gela riemerge l’oricalco, in: “Fame di Sud”, 30-12-2014.
Archeologia, al via il recupero del relitto “Gela II”, in: www.regione.sicilia.it .
In Sicilia inaugura il Museo dei relitti greci di Gela. La nave scoperta 38 anni fa ha finalmente una casa, in: “Artribune”, 24-2-2026.
Note. Il Museo dei Relitti Greci si trova all’interno dell’area archeologica di Bosco Littorio, nei pressi del lungomare di Gela (Lungomare Federico II). Attualmente è aperto solo di mattina, dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13. Lunedì chiuso. Il biglietto d’ingresso è di 6 euro (ridotto 3 euro). Per contatti e altre informazioni si può visitare la pagina Museo dei relitti greci dei Parchi Archeologici della Regione Sicilia.
Qualche fonte riporta la scoperta anche di un quarto relitto in un tratto di mare più distante. Non avendo tuttavia trovato altre notizie al riguardo si è preferito non parlarne nell’articolo.
Testo e foto di Ignazio Burgio. Articolo pubblicato il 27 giugno 2026.
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