Viste nella realtà le fauci spalancate del dinosauro fanno veramente impressione, con quella paurosa serie di denti lunghi e affilati. Anche perché li vedi all’altezza dei tuoi occhi e ti danno la sensazione che vogliano azzannare proprio te. Soltanto l’aspetto scheletrico di quel rettile fossile vecchio di 72 milioni di anni riesce a strapparti un sorriso di curiosità e stupore perché puoi trovarti faccia a faccia con quello che hai sempre visto sui libri di scienze o in televisione.Lo scheletro completo del magnifico dinosauro di cui si sta parlando si trova al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, in provincia di Ragusa. Si tratta di un Tarbosauro (Tarbosaurus Bataar), un parente stretto del più noto Tirannosauro, scoperto nel Deserto del Gobi in Mongolia. Sopra di esso si staglia in tutta la sua apertura alare di quattro metri lo scheletro, anch’esso completo, di uno Pterosauro (Anhanguera Santanae), cioè di un rettile volante vecchio di 210 milioni di anni rinvenuto in Brasile. Assieme a questi si trovano un gran numero di altri interessantissimi reperti, come ad esempio il primo fossile di dinosauro scoperto in Italia nei pressi di Benevento, lo Scipionyx Samniticus, meglio noto col soprannome di “Ciro”, di cui è presente anche la ricostruzione dell’aspetto che doveva avere da vivo.
Istituito nel 1991, il museo copre un’area di 1500 mq, oltre a un’aula didattica, e altri 800 mq per depositi e laboratori. Esso custodisce 25 collezioni con più di 30 mila reperti, solo una minima parte dei quali è esposta. La sezione paleontologica ripercorre tutta l’evoluzione della vita sul nostro pianeta. Si parte da quelle che apparentemente sembrano comuni lastre di marmo grigio ma che in realtà sono costituite da resti fossili di molluschi, e si prosegue con le antichissime Ammoniti, animali marini dotati di conchiglie, e con le Trilobiti, piatti molluschi corazzati. Poi viene la volta dei pesci fossili i cui resti ancora inglobati nelle lastre di minerale riempiono diverse vetrine. Non mancano neanche gli anfibi come la testa di una salamandra gigante (Hadrokkosaurus).
Il piatto forte ovviamente è costituito dai rettili preistorici. Oltre al Tarbosauro, lo Pterosauro e l’italico Scipionyx “Ciro” di cui si è già detto prima, si possono ammirare altri dinosauri volanti, come i fossili di due Pterodattili ancora fusi nelle lastre di roccia, altri dinosauri terrestri, ed ovviamente anche alcuni esemplari di antichissimi rettili marini come il Notosauro. In una vetrina sono esposte anche le uova fossili di varie specie di dinosauri. Per completare il quadro del mondo preistorico in cui dominavano gli antichi rettili prima della loro estinzione, è presente anche il fossile di un Archeopterix, uno dei primi uccelli con ancora alcune caratteristiche dei rettili.
Nelle sale successive si passa poi ai mammiferi preistorici, come quelli degli elefanti nani (Elephas mnaidriensis) scoperti in Sicilia – anche nel territorio di Comiso, proprio dai ricercatori del museo – e risalenti anche a seicentomila anni fa. In una grande vetrina sono anche esposti, secondo la linea evolutiva, i crani delle varie specie umane che si sono avvicendate sul nostro pianeta in questi ultimi milioni di anni.
Le numerose vetrine che – proseguendo la visita al ricchissimo museo – trattano delle specie animali di epoca storica consentono di ammirare anche animali rari o estinti, perfettamente ricostruiti anche nei minimi particolari: ad es. il Tilacino, un marsupiale carnivoro dell’Australia scomparso nel secolo scorso, o il Dodo, un grosso uccello non volatile che fino al XVII secolo viveva in alcune isole dell’Oceano Indiano.
Molto ampia è pure la parte dedicata alla vita nel mare: magnifici coralli di ogni forma e colore; conchiglie anche gigantesche come la Tridacna Gigante (il museo possiede una collezione di 14.000 invertebrati marini, solo una piccolissima parte delle quali ovviamente è esposta); e pesci di ogni specie, compresi quelli abissali e quelli più curiosi: fra questi ultimi ad es. il Celacanto, un pesce ancora esistente ma risalente a centinaia di milioni di anni fa. In una sala a parte, ben curata e suggestiva, sono poi esposti gli scheletri dei cetacei, dai delfini alle grandi balene, provenienti dalle coste siciliane e calabresi.
Il Museo di Storia Naturale di Comiso per la gran quantità di esemplari esposti e la loro razionale collocazione, riveste dunque una fondamentale importanza nell’illustrare soprattutto alle nuove generazioni l’evoluzione della vita sulla Terra e la biodiversità del regno animale oggi continuamente minacciata. È infatti spesso frequentato dagli alunni delle scuole, essendo previste pure offerte didattiche e laboratori rivolti a gruppi di studenti e scolari (anche a quelli delle scuole primarie sotto forma di giochi a quiz). I suoi ricercatori sono inoltre costantemente impegnati nell’attività di ricerca e di studio della fauna sia preistorica come anche di quella esistente, e sin dall’istituzione del museo hanno scoperto 15 nuove specie tra fossili e animali viventi, pubblicando centinaia di articoli scientifici su riviste internazionali.
Fonte: www.museostorianaturalecomiso.it
Il Museo di Storia Naturale si trova in via degli Studi 9 a Comiso (Rg). I suoi orari sono i seguenti: dal Martedì al Sabato, dalle ore 9 alle 17. La Domenica dalle ore 9 alle 13. Il Lunedì chiuso.
Il costo del biglietto intero è di 6 euro. Ridotto: 3,50. Per i residenti a Comiso: 4 euro.
Lo scheletro fossile del Tarbosauro sarà presente nel museo fino al 25 gennaio 2026 facendo parte della mostra temporanea “Dinosauri al museo” (30/11/2025 – 25/1/2026).
Per altre informazioni si può consultare il sito web del museo: www.museostorianaturalecomiso.it .
Come raggiungere Comiso. In auto si può utilizzare l’autostrada A19 fino all’uscita Comiso/Chiaramonte e poi prendere la SS 514 e la SS 115. È anche comodo l’autobus extraurbano (da Catania, servizio della Sais) che ferma a poche centinaia di metri dal museo. Si può raggiungere Comiso anche in treno (la sua stazione ferroviaria si trova lungo la linea Caltanissetta Xirbi-Gela-Siracusa) ed in aereo grazie al poco distante aeroporto Pio La Torre.
Testo di Ignazio Burgio. Tutte le immagini sono dell’autore. Articolo pubblicato il 16 dicembre 2025.
Tributo alla stupidità dei motori di ricerca. Il mio plugin wp per motori di ricerca mi suggerisce che per indicizzare al meglio questo articolo devo inserire almeno -4- volte la frase chiave “Il Museo di Storia Naturale di Comiso”. Dunque al fine di evitare che l’articolo si possa indicizzare male se non si trova la frase Il Museo di Storia Naturale di Comiso penso che sia opportuno inserire un certo numero di volte la frase Il Museo di Storia Naturale di Comiso all’interno di questo testo. Ma al fine di non banalizzare lo stile di quest’articolo ripetendo fino alla noia la stessa frase, ritengo sia meglio aggiungere alla fine la frase Il Museo di Storia Naturale di Comiso nascondendo il tutto alla vista dei pazienti lettori. Spero che in tal modo il mio plugin sia soddisfatto di aver trovato la frase in questione – Il Museo di Storia Naturale di Comiso, ovviamente – e non si lagni più. E spero che i lettori non leggano mai questo testo, perchè è perfettamente inutile.















