Le Triplici Cinte nel Castello di Naro (Ag) e nel resto della Sicilia

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Le Triplici Cinte nel Castello di NaroIl castello chiaramontano di Naro, in provincia di Agrigento, sorge sul punto più alto della cittadina, poco distante dai ruderi dell’antica cattedrale normanna. A differenza di quest’ultima il maniero si presenta perfettamente conservato, ed attualmente al suo interno si svolgono attività culturali, mostre, conferenze, celebrazioni di matrimoni civili e quant’altro. Ovviamente è anche aperto alle visite turistiche.
Esistente già nel periodo della dominazione araba della Sicilia, il castello venne progressivamente ampliato e rimaneggiato sia in epoca normanna sia in età aragonese, allorché divenne dimora del sovrano Federico III d’Aragona (1273 – 1337) durante il suo periodo di permanenza a Naro. Sempre nel XIV secolo divenne possedimento dei Chiaramonte, una delle famiglie più potenti della Sicilia.
Sugli stipiti di un portale interno che dal cortile conduce ai saloni, si trovano tre simboli quadrati comunemente noti come Triplici Cinte. Il modello più comune è uguale a quello che si trova sul retro delle scacchiere da utilizzare per il noto gioco del “Filetto”: tre quadrati concentrici attraversati perpendicolarmente da una croce. Al di là tuttavia dell’aspetto ludico, esso è un simbolo antico e diffuso praticamente in tutto il mondo anche con variazioni della forma classica, come l’aggiunta di diagonali che attraversano anch’essi i quadrati concentrici.
Sono state proposte diverse interpretazioni riguardo al significato della Triplice Cinta. Originariamente doveva essere un simbolo legato alla sfera sacrale, forse ad indicare gli otto punti fondamentali dell’orizzonte (i quattro punti cardinali più l’alba e il tramonto nel giorno dei solstizi) come poi successivamente rappresentati dalla figura dell’ottagono. C’è anche chi lo ha accostato al simbolo del labirinto, come quelli antichi di forma quadrata, di cui sarebbe una raffigurazione stilizzata. Una interpretazione molto diffusa vuole che anticamente fosse una rappresentazione dei tre piani cosmici della religione pagana: gli Inferi, il mondo degli umani e delle divinità della natura, e il cielo con gli dei celesti.
Come rilevato dal censimento portato avanti da molti anni ormai, dalla studiosa Marisa Uberti (Centro Studi Triplice Cinta), questo simbolo è molto diffuso presso chiese, castelli, piazze, in Italia e all’estero ed ovviamente anche in Sicilia. Il più antico della nostra isola, e probabilmente uno dei più antichi a livello mondiale, sembra essere quello che si trova alla base di un antico monumento solare nella Valle dello Iato, in provincia di Palermo, noto come “U Campanaru”. Il simbolo che si trova inciso sulla parte esterna del basamento è costituito da ben quattro quadrati concentrici. In verità è difficile stabilirne con precisione scientifica la datazione, ma secondo coloro che l’hanno studiato, esso risalirebbe al periodo della Tarda Età del Bronzo e avrebbe avuto la funzione di guidare gli antichi costruttori nel perfetto allineamento del cerchio di pietra con il sole al solstizio invernale (vedi: Il megalite forato nella Valle dello Jato, Palermo).
Ovviamente il simbolo nel corso della storia finì anche per avere la funzione di semplice gioco, poiché lo si ritrova inciso sul pavimento di piazze, caserme antiche ed anche carceri. È questo ad es. il caso (nell’immagine) delle Triplici Cinte che si trovano fra i ruderi dell’antica Noto, distrutta dal violento terremoto del 1693.
Più difficile è invece interpretare la funzione delle Triplici Cinte che si trovano in posizione verticale (sempre che non siano state tracciate originariamente in orizzontale su blocchi poi reimpiegati in altre costruzioni, e posizionate verticalmente). Poichè alcuni simboli, sia in posizione orizzontale che verticale, presentano un foro al centro si può pensare che ospitassero un’astina di legno per misurare lo scorrere della sua ombra: insomma che servissero nelle comunità isolate alla stregua di orologi solari per determinare non solo l’ora del giorno ma anche e soprattutto il giorno dei solstizi e degli equinozi (importante soprattutto quello di primavera, anche per fissare la data esatta della Pasqua).
Sicuramente, infine, le Triplici Cinte vennero usate anche come simboli apotropaici di protezione e buon augurio, forse proprio come nel caso di quelle incise nel Castello di Naro, sulla porta interna al pian terreno, quasi di fronte al portone d’ingresso, oltre il cortile:


Il primo simbolo inciso sullo stipite di destra appare più accurato e definito degli altri due. In tutti gli angoli vi sono dei piccoli fori, e questo potrebbe indicare che la sua funzione fosse ludica, di schema per uno o più tipi di giochi con le pedine. Poichè è improbabile che allora come oggi si giocasse in piedi sotto una porta (!), il blocco di pietra che lo contiene dovrebbe allora essere stato reimpiegato, estratto dalla sua originaria posizione orizzontale e posto in quella verticale, per la costruzione dello stipite. Non si può assolutamente escludere tuttavia che sia stato inciso verticalmente, per finalità magico-protettive, dopo la costruzione della porta.
Il secondo simbolo sotto il primo è meno definito e più grossolano, tracciato sicuramente con poca attenzione da un autore diverso dal primo. Tali aspetti rendono poco probabile una finalità ludica e fanno ritenere che sia stato inciso per scopi apotropaici e simbolici.
Il terzo, sullo stipite opposto, molto meno riconoscibile, sembra il prodotto di una terza persona ancora. Dal momento che i tre quadrati concentrici sono molto ravvicinati tra loro e lasciano un ampio spazio centrale, anche in questo caso è poco probabile che l’incisione fosse finalizzata al gioco, e poco verosimile che il concio di pietra che la contiene fosse in origine in posizione orizzontale.
Poiché fino a tempi recenti il castello di Naro è stato utilizzato come carcere, non si può escludere che siano stati alcuni fra i prigionieri (di quale epoca?) ad incidere i simboli, non si sa per quale ragione.

Secondo il censimento del Centro Studi Triplice Cinta, fino ad ora (ottobre 2025) in Sicilia questo simbolo è stato rinvenuto nelle seguenti località:

Agira (En), un esemplare nella Chiesa di S. Maria Maggiore;
Aidone (En), uno nel Museo Archeologico (blocco proveniente da Morgantina);
Barcellona Pozzo di Gotto (Me), uno nella pavimentazione di via Garibaldi;
Buccheri (Sr), uno nella Chiesa di S. Andrea;
Caltabellotta (Ag), uno sulla cima del Monte Gogala;
Carini (Pa), uno in via Renda 35;
Castania (Castell’Umberto, Me), uno in un muretto a secco;
Castel Bilici (Petralia Sottana, Pa), due esemplari nel Santuario del SS. Crocefisso;
Cefalù (Pa), uno nel Duomo; un altro esemplare in scavi archeologici nei pressi;
Lentini (Sr), uno nella Chiesa di S. Francesco di Paola;
Militello in Val di Catania (Ct), uno nella Cappella di S. Antonio da Padova
Misilmeri (Pa), due esemplari nel castello;
Modica (Rg), uno nel chiostro della Chiesa di S. Maria di Gesù.
Montalbano Elicona (Me), un esemplare nel castello; un altro in Contrada “Garbo”;
Argimusco (Montalbano Elicona, Me), uno su di un recinto di pietre;
Naro (Ag), tre esemplari nel castello;
Noto (Sr), tre esemplari nei ruderi del castello presso Noto antica;
Palermo, due esemplari nel Duomo; due nel Palazzo dei Normanni; tre nel Palazzo Steri; cinque nelle panchine del Giardino Garibaldi; uno nella Fontana di Piazza Pretoria; uno nel Museo Diocesano;
Roccella Valdemone (Me), uno in una roccia in aperta campagna;
San Cipirello (Pa), uno alla base del megalite “U Campanaru” di Monte Arcivocalotto; uno nel Museo Archeologico/Antiquarium;
Sciacca (Ag): due sulla facciata laterale di Palazzo Arone di Bertolino; uno sul portale della chiesa di S. Margherita;
Siracusa, uno nel Museo Archeologico (su di un capitello conservato in magazzino);
Sutera (Cl), un esemplare in un ambiente sotterraneo (niviera) sul Monte San Paolino.

Dettagliate informazioni su ogni singolo esemplare si possono trovare nella pagina specifica del Centro Studi Triplice Cinta: www.centro-studi-triplice-cinta.com/galleria-fotografica/esemplari-italia-italian-exemplars/sicilia

Fonti:

Castello dei Chiaramonte – Naro, Agrigento, in: fondoambiente.it

Castello chiaramontano di Naro, in: sicilytourist.com

Le Triplici Cinte in Sicilia, in: www.centro-studi-triplice-cinta.com/sicilia

Testo di Ignazio Burgio. Le foto delle Triplici Cinte di Noto e Naro sono dell’autore. L’immagine in apertura del castello di Naro, tratta da Wikipedia, è di Davide Mauro. Articolo pubblicato il 18 ottobre 2025.

Per saperne di più:


Le Triplici Cinte in Italia. Compendio di studi 2000-2024, vol. I

LE TRIPLICI CINTE IN ITALIA.
Compendio di studi 2000-2024, vol. I
di Marisa Uberti

Le Triplici Cinte in Italia. Compendio di studi 2000-2024, vol. II

LE TRIPLICI CINTE IN ITALIA.
Compendio di studi 2000-2024, vol. II
di Marisa Uberti




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